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Gibilrossa
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mweaGibilrossa è una piccola frazione collinare nota per la sua vista panoramica sita tra i comuni di mweqMisilmericite-ref-1[1] e di mwfgBelmonte Mezzagnocite-ref-2[2].

Contents

Storia
Note

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Geografia

Gibilrossa è posta a circa 400 mwhgm; per la sua aria salubre e la mwhwtemperatura fresca anche d'mwiaestate viene considerata un'interessante zona turistica, in particolare per i palermitani che vi hanno costruito la propria "seconda casa".

Il nome deriva dall'mwigarabo جبل رأس (mwiwjabal raʾs) e vuol dire "prima montagna" con l'accezione di "principale montagna" o "grande montagna". Nei pressi si trovano mwjaCiaculli e mwjqCroceverde-Giardina, entrambe borgate agricole di Palermo.

Storia

I primi insediamenti della località di Gibilrossa sono probabilmente ascrivibili al VI secolo e cioè quando una serie di padri basiliani di rito orientale si insediarono in loco e vi costruirono un luogo di culto (successivamente divenuto il Santuario della Madonna di Gibilrossa). Il nome ad ogni modo sembra sia stato mutato due secoli più tardi con l'arrivo degli arabi che chiamarono la Montagna Grande mwkaGebel-Ras, che significa appunto "Montagna-Capo", ovvero monte principale, da dove si origina la catena dei monti che circonda la mwkqConca d'Oro di Palermo.

Riconquistata dai normanni nell'XI secolo, Gibilrossa si uniformò dapprima al mwkwRegno di Sicilia e poi a quello degli aragonesi e dei borbonici attraverso una serie di famiglie feudatarie che decisero le sorti del borgo.

La località di Gibilrossa è nota per essere stata utilizzata come "punto di appoggio" dalle truppe garibaldine guidate da mwlqNino Bixio la sera precedente la mwlgpresa di Palermo. Fu sempre in questa località che mwlwGiuseppe La Masa raccolse per l'occasione 4000 volontari a supporto dell'esercito di Garibaldi.

A tal proposito, è presente a Gibilrossa un obelisco in ricordo dell'mwmqimpresa garibaldina progettato dall'architetto mwmgGiovan Battista Filippo Basile e eretto nel 1875; così come un'iscrizione sita nell'ex-convento (ormai cadente) nel quale mwmwGaribaldi passò la notte antecedente l'attacco. L'obelisco, una volta molto elegante con la sua forma perfettamente piramidale, venne colpito da un fulmine che ne distrusse la punta alcune decine di anni fa e mal restaurato, col risultato di avere oggi una punta approssimativa e arrotondata, ma almeno dotata di parafulmine.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Santuario di Santa Maria di Gibilrossa

Il santuario deve la propria fama a una preziosa icona bizantina dipinta su tavola e raffigurante la miracolosa Madonna Assunta. In realtà un primitivo luogo di culto in loco venne realizzato già nel VI secolo quando qui si insediò un gruppo di padri basiliani di rito orientale, i quali però vi rimasero sino all'anno 827 quando, con lo sbarco degli arabi a mwqaMazara del Vallo, vennero costretti alla fuga in mwqqCalabria. Durante i successivi 250 anni il santuario rimase abbandonato e venne più volte saccheggiato sino alla riconquista normanna della Sicilia nel mwqg1068 quando chiesa e convento di Gibilrossa vennero restaurati e restituiti al culto.

Alla furia musulmana era però sfuggito l'antico dipinto della Madonna Assunta che era stato nascosto nei sotterranei della chiesa di cui venne ripreso il culto. Il 15 agosto mwra1442 rappresenta una data significativa nella storia del santuario dal momento che in quel giorno avvenne un evento miracoloso: durante la messa cantata celebrata dal sacerdote locale, ai presenti apparve la figura del beato mwrqPietro Geremia che indicò loro dove trovare i corpi di alcune sante Vergini trucidate anni prima durante l'invasione ottomana.

Nel mwrw1593 il feudatario locale, Francesco II Del Bosco, donò la chiesa, il convento e le terre ad esso annesse ai padri francescani per assicurarvi stabilmente e regolarmente l'officio del culto. I francescani rimasero qui stabilmente sino al mwsa1626 e nel mwsq1628 il duca di Misilmeri decise di donare tutti i possedimenti ai Carmelitani che vi rimasero sino al 7 luglio mwsg1866 quando lo stato italiano approvò la legge sull'mwsweversione dell'asse ecclesiastico. La preziosa icona, che già era stata sostituita nel XVI secolo da una tela di Giampaolo Veronesi, venne inclusa nella galleria d'arte di palazzo Abbatellis dove tutt'oggi si trova, mentre il miracoloso crocifisso ligneo del Seicento venne trasferito alla chiesa locale di San Gaetano.

Nel mwtq1860, durante la campagna garibaldina, la chiesa ed il convento furono sede del quartiere generale dei “picciotti” che, al comando del generale mwtgGiuseppe La Masa, si accamparono a Gibilrossa, nell'attesa della venuta dei Mille di mwtwGiuseppe Garibaldi.

Curiosità

• Il paese di Gibilrossa viene citato nel film mwuwmwvaGli imbroglioni (1963), per la regia di mwvqLucio Fulci, nello sketch con mwvgFranco Franchi e mwvwCiccio Ingrassia. Nel medesimo film inoltre viene precisato che il paese di Gibilrossa sarebbe stato il "paese de mwwamwwqIl Gattopardo", con riferimento all'omonima opera di mwwgGiuseppe Tomasi di Lampedusa, ma non vi è alcun riferimento storico o letterario alla vicenda.

Galleria d'immagini

Note

cite-note-11. mwcqmwcgmwcwLa frazione di Gibilrossa nel comune di Misilmeri, su mwdaitalia.indettaglio.it.
cite-note-22. mweamweqmwegtuttitalia frazioni nel comune di Belmonte Mezzagno, su mwewtuttitalia.it.

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